RICORDANDO GINO DEL FORNO
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Gino Del Forno nasce a Colloredo di Prato (UD) il 22
Aprile 1936. Il padre Sisto è un abile meccanico; la madre coltiva
ortaggi per il mercato udinese di Via Volturno.
Dopo Gina, Vilma e Cesco, Gino è il fratello più
giovane. In paese trascorre la sua prima infanzia, ove la famiglia vive
con modestia e dignità; cresce "tal curtil dai vedrans", dove
molte famiglie condividono gioia e sofferenza.
L’inizio della seconda guerra rende la vita del
paese ancora più difficile. Gino inizia le elementari che segue senza
particolare entusiasmo. I disagi della guerra costringono a frequenze
saltuarie sia alunni che insegnanti; pare che egli abbia anche subìto
una ripetenza. E’ un bambino piuttosto taciturno, che a differenza dei
coetanei non si permette alcuna insolenza verso i coetanei e le
compagne; un riserbo che manterrà negli anni a venire.
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Per il resto è un ragazzino come tutti: corse per i
campi, ginocchia sbucciate, litigi a suon di cartellate.
Due anni dopo la fine del conflitto mondiale - Gino
ha undici anni e il padre è scomparso il 21 giugno 1946 - la famiglia
si assume il gravoso impegno di farlo proseguire negli studi. In due
anni ottiene da privatista la licenza media e si iscrive (1948) alla
Scuola di Avviamento Commerciale (Valussi). Gli esiti scolastici non
sono positivi. Tenta quindi, dal ‘50 al ‘52 la frequenza all’I.T.I.
(Malignani). Altro risultato negativo.
Certamente egli sente scarsa attrattiva per le
materie tecnico-pratiche; inoltre trascorre un’adolescenza durissima.
Spesso si alza alle quattro del mattino, inforca il triciclo con gli
ortaggi coltivati dalla madre per il mercato di Via Volturno, e poi a
scuola. "Fruzzât de fadìe".
Verso i sedici anni la decisione risolutiva seppur
rischiosa: l’iscrizione alla quarta Ginnasio dell’Istituto
"Jacopo Stellini" (1953). Proseguirà con successo fino al
1957, con la promozione alla seconda Liceo Classico, che però non
frequenta per via del Servizio Militare, prestato fra i "Fanti
d’arresto" o "cravatte azzurre" nella
caserma "Tagliamento" di Arzene (1958-’59).
La vita militare è un’esperienza diversa che egli
ricorda in molte composizioni: nuove conoscenze, altro ambiente, tanti
dialetti, dover dire signorsì... a un sacco di gente.
Stringe relazioni amichevoli con la gente di Arzene,
che ancora io ricorda con affetto. Forse anche si innamora, ma questo
non ve lo diciamo.
Assolto l’obbligo di leva, ottiene la maturità
classica (1962) e si iscrive alla facoltà di Lettere classiche a
Trieste.
Il corso degli studi è senza dubbio positivo, anche
se dilazionato nel tempo per ragioni di lavoro (supplenze temporanee
nelle scuole), ma anche per uno straordinario impegno nello studio delle
lingue.
Si ha notizia di un suo ragionato criterio per la
scelta delle stesse: diceva che con latino e greco aveva maturato
l’interesse per svariate lingue germaniche (tedesco, svedese, danese;
quindi l’inglese) e successivamente di aver voluto affrontare la
famiglia neolatina, con il francese, lo spagnolo, il portoghese.
Durante la frequenza dell’Università inizia lo
studio dello sloveno e del serbo-croato; riprende inoltre la lingua
russa, già affrontata ai tempi de! liceo.
Una decina di lingue, una più
una meno...
Verso la trentina (1966) è stimato Istitutore al "Villaggio
del fanciullo" di Opicina; passerà in seguito, con mansioni di
prefetto vigilante, nell’Istituto Friulano Orfani (I.F.O.) di
Rubignacco, presso Cividale del Friuli (1968).
La scelta del lavoro di Istitutore non è un ripiego.
Educatore nato, egli esercita grande fascino sui giovani.
Sta lavorando alla Tesi di Laurea in lettere
classiche; ha un futuro promettente nel mondo della cultura.
Ma è proprio a Cividale (Rubignacco) che, colto da
malore improvviso e trasportato d’urgenza all’ospedale, scompare a
trentaquattro anni.
Il 15 Ottobre 1970.
due poesie di Gino Del
Forno
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